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Resistenza o pompa di calore: come funzionano, come si legge l'etichetta, quanta energia dichiarano tre scaldabagni reali, quanto pesa in bolletta, dove si possono installare e quali incentivi ci sono.

Quando lo scaldabagno elettrico comincia a perdere colpi, la sostituzione sembra una formalità: stesso attacco, stessi litri, stessa presa. Poi in negozio, o nel preventivo dell'idraulico, compare lo scaldabagno a pompa di calore, con un'etichetta in classe A+ e la promessa di consumare molto meno. La domanda che ci si fa è semplice: quanto meno, in kWh e in bolletta, e a quali condizioni?
Per rispondere abbiamo preso i consumi registrati nella banca dati europea EPREL per tre scaldacqua Ariston con lo stesso profilo di prelievo, li abbiamo trasformati in euro con la tariffa ARERA e li abbiamo confrontati con i vincoli di installazione scritti nel manuale. Ne viene fuori un risparmio vero, ma non per tutte le case.
Lo scaldabagno elettrico tradizionale scalda l'acqua con una resistenza immersa nel serbatoio: tutta l'energia che arriva dalla presa diventa calore, e niente di più. Il regolamento europeo lo chiama scaldacqua convenzionale.
Lo scaldabagno a pompa di calore lavora come un piccolo frigorifero al contrario. Il Regolamento delegato (UE) 812/2013 lo definisce come uno scaldacqua che usa il calore ambientale proveniente da una fonte aerea, idrica o geotermica per produrre calore. Nel manuale del Nuos Plus S2 Wi-Fi, Ariston spiega il principio con il COP, il rapporto fra il calore ceduto all'acqua e l'energia elettrica consumata: con un COP di 3, per 1 kWh elettrico la pompa fornisce 3 kWh di calore, e 2 li prende dall'aria. Per il modello da 110 litri Ariston dichiara un COP di 2,74 con aria a 7 °C. Nel serbatoio c'è comunque una resistenza da 1.200 W, che interviene quando l'aria è troppo fredda o quando serve un riscaldamento rapido.

Esistono anche gli scaldacqua a gas, istantanei o ad accumulo, che rientrano nello stesso regolamento ma dichiarano il consumo di combustibile in GJ: il conto si fa su un'altra bolletta, e qui lo lasciamo da parte.
Sull'etichetta di uno scaldabagno la classe da sola dice poco, perché dipende dal profilo di carico, una lettera che rappresenta quanta acqua calda si preleva in una giornata tipo. Il Regolamento 812/2013 descrive ogni profilo con una sequenza oraria di prelievi e un'energia utile giornaliera di riferimento: 5,845 kWh per il profilo M, 11,655 per L, 19,07 per XL.
Il secondo numero da guardare è l'efficienza energetica di riscaldamento dell'acqua, il rapporto fra l'energia utile erogata e quella necessaria a produrla, in percentuale. Una resistenza resta sotto il 100 per cento; una pompa di calore lo supera perché aggiunge il calore preso dall'aria. Le soglie delle classi cambiano da profilo a profilo.
| Profilo di carico | Energia utile prelevata al giorno (Qref) | Classe A+ se l'efficienza è almeno | Minimo di legge dal 26 settembre 2017 |
|---|---|---|---|
| M | 5,845 kWh | 100 per cento | 36 per cento |
| L | 11,655 kWh | 115 per cento | 37 per cento |
| XL | 19,07 kWh | 123 per cento | 37 per cento |
Fonti: Regolamento delegato (UE) 812/2013, allegati II e VII; Regolamento (UE) 814/2013, allegato II.
La scala va da A+ a F per gli scaldacqua tradizionali e a pompa di calore. Dal 26 settembre 2017 il Regolamento (UE) 814/2013 vieta di immettere sul mercato apparecchi sotto le soglie minime della tabella. Entrambi i regolamenti risultano in vigore su EUR-Lex. Le regole sono però in revisione: la Commissione europea ha messo in consultazione, fino a gennaio, una proposta che porterebbe l'etichetta alla scala A-G con un codice QR verso EPREL. È una proposta, non un testo adottato: nella Gazzetta ufficiale non è stato pubblicato nulla. Per ora, quindi, in negozio vale ancora l'etichetta A+ – F.
Per un confronto pulito abbiamo preso tre apparecchi dello stesso marchio, tutti dichiarati con il profilo M: un elettrico da 100 litri e due a pompa di calore da 110 e da 80 litri. Il consumo annuo in etichetta si riferisce alle condizioni climatiche medie; per le pompe di calore EPREL riporta anche i valori per un clima più freddo e uno più caldo.
| Modello | Ariston Pro1 Eco 100 V/5 | Ariston Nuos Plus S2 Wi-Fi 110 | Ariston Nuos Evo A+ 80 |
|---|---|---|---|
| Tecnologia | resistenza elettrica (scaldacqua convenzionale) | pompa di calore aria-acqua | pompa di calore aria-acqua |
| Capacità | 100 litri | 110 litri | 80 litri |
| Profilo di carico dichiarato | M | M | M |
| Classe energetica (scala A+ – F) | B | A+ | A+ |
| Efficienza di riscaldamento dell'acqua | 40 per cento | 114 per cento | 105 per cento |
| Consumo annuo, clima medio | 1.284 kWh | 452 kWh | 479 kWh |
| Consumo annuo, clima più freddo | – | 565 kWh | 519 kWh |
| Consumo annuo, clima più caldo | – | 415 kWh | 437 kWh |
| Potenza sonora interna | 15 dB | 45 dB | 50 dB |
Fonti: EPREL, registrazioni 110219, 1780946 e 147351; manuale Ariston Nuos Plus S2 Wi-Fi.
A parità di profilo il Nuos Plus S2 Wi-Fi 110 dichiara 452 kWh all'anno contro i 1.284 del Pro1 Eco 100: circa il 35 per cento dell'energia. Anche nella versione per il clima più freddo, 565 kWh, resta sotto la metà. Il Nuos Evo A+ 80, più piccolo e meno efficiente, si colloca poco sopra.
Per tradurre i kWh in bolletta usiamo la tariffa ARERA per i clienti vulnerabili, IV trimestre 2026: dal 1° ottobre 2026 il riferimento per i clienti vulnerabili serviti in maggior tutela è di 43,43 centesimi di euro per kWh, tasse incluse. Chi ha un contratto sul mercato libero può rifare il conto con il valore della propria bolletta.
| Modello e condizione climatica | Consumo annuo | Costo annuo dell'energia (nostro calcolo, arrotondato all'euro) |
|---|---|---|
| Ariston Pro1 Eco 100 V/5, clima medio | 1.284 kWh | circa 558 euro |
| Ariston Nuos Plus S2 Wi-Fi 110, clima più freddo | 565 kWh | circa 245 euro |
| Ariston Nuos Plus S2 Wi-Fi 110, clima medio | 452 kWh | circa 196 euro |
| Ariston Nuos Plus S2 Wi-Fi 110, clima più caldo | 415 kWh | circa 180 euro |
Fonti: EPREL, ARERA. Calcoli della redazione, arrotondati all'euro; la differenza fra i due modelli è calcolata sugli 832 kWh di scarto, non sui valori arrotondati.

Con il profilo M la differenza fra i due Ariston è di circa 361 euro l'anno (nostro calcolo, tariffa ARERA per i clienti vulnerabili, IV trimestre 2026, 43,43 centesimi per kWh), che scende a circa 312 euro con il valore per il clima più freddo. È il risparmio sull'energia: il conto completo, con il costo dell'apparecchio e dell'installazione, dipende dal preventivo e dagli incentivi.
Ma chi in casa usa davvero l'acqua calda come il profilo M? Il valore in etichetta presuppone quei prelievi tutti i giorni dell'anno. Se si consuma meno, per esempio in una casa abitata solo nel fine settimana, anche il risparmio si riduce, più o meno in proporzione (nostra stima): a quel punto i tempi per recuperare la spesa iniziale si allungano.
Qui sta la differenza più concreta con un elettrico, che si appende quasi ovunque ci siano acqua e corrente. La pompa di calore ha bisogno di aria, di spazio e di uno scarico.
| Vincolo (manuale Ariston Nuos Plus S2 Wi-Fi) | Valore dichiarato |
|---|---|
| Volume minimo del locale senza canalizzazione | 20 m³, con adeguato ricambio d'aria |
| Altezza minima del soffitto (110 litri) | 2,10 m |
| Temperatura del locale | da 1 a 42 °C |
| Temperatura dell'aria per la pompa di calore | da -10 a 42 °C; fuori da questo intervallo scalda la resistenza integrata |
| Aria in uscita | 5-10 °C più fredda di quella in ingresso |
| Tubi di aspirazione ed espulsione | diametro 110, 125, 150 o 160 mm |
| Scarico della condensa | attacco da 14 mm, con sifone |
| Refrigerante | R290 (propano), 0,15 kg, infiammabile |
| Potenza assorbita | pompa di calore 280 W in media, 350 W al massimo; resistenza 1.200 W |
| Potenza sonora interna | 45 dB(A) |
Fonti: manuale di installazione e uso Ariston Nuos Plus S2 Wi-Fi.
Senza canalizzazione serve un locale di almeno 20 m³, e il manuale avverte che l'aria in uscita è di 5-10 °C più fredda di quella in ingresso: in un bagno piccolo d'inverno la stanza si raffredda sensibilmente. Le alternative sono i tubi di aspirazione ed espulsione verso l'esterno o verso un altro locale, come una cantina o un garage. Il manuale esclude i locali con un apparecchio che usa l'aria per funzionare, come una caldaia a gas a camera aperta, e chiede che non ci siano fonti di accensione sempre attive, perché il refrigerante R290 è infiammabile. Va poi previsto lo scarico della condensa, che con un elettrico non serve.
C'è anche il rumore. EPREL riporta per il Pro1 Eco 100 una potenza sonora di 15 dB, per il Nuos Plus S2 Wi-Fi 110 di 45 dB all'interno: il compressore e il ventilatore si sentono, e conviene tenerne conto se lo scaldabagno sta vicino a una camera da letto.
La sostituzione di uno scaldacqua elettrico o a gas con uno a pompa di calore ha due strade di incentivo, con requisiti diversi da verificare prima dei lavori.
| Conto Termico 3.0 (GSE) | Detrazione ecobonus (Agenzia delle Entrate, ENEA) | |
|---|---|---|
| Che cosa si incentiva | intervento III.E: sostituzione di scaldacqua elettrici e a gas con scaldacqua a pompa di calore | sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore per l'acqua calda sanitaria |
| Forma | contributo erogato dal GSE | detrazione IRPEF o IRES in 10 rate annuali |
| Misura | secondo le regole del decreto e delle Regole Applicative GSE | 50 per cento sull'abitazione principale per proprietari o titolari di diritto reale, 36 per cento negli altri casi, per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2026 |
| Requisiti tecnici | edificio esistente dotato di impianto di climatizzazione; si deve rimuovere lo scaldacqua esistente | COP maggiore di 2,6 secondo UNI EN 16147; classe A o superiore per i lavori iniziati dal 4 febbraio 2026 |
| Pratica | sul portale del GSE | scheda descrittiva a ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori |
Fonti: GSE, Conto Termico 3.0, tipologie di interventi; ENEA, vademecum pompe di calore e tabella ecobonus; Agenzia delle Entrate, riqualificazione energetica.
In entrambi i casi conta la parola sostituzione: un'installazione nuova, senza un vecchio scaldacqua da rimuovere, non rientra in queste voci. Il GSE precisa inoltre che lo scaldacqua a pompa di calore non può sostituire la caldaia come impianto di riscaldamento ai fini del Conto Termico.
La pompa di calore rende poco dove i suoi punti di forza non lavorano. Il primo caso è il consumo basso: una persona sola che fa docce brevi, o una seconda casa, preleva molta meno acqua del profilo M, e il risparmio annuo in bolletta diventa piccolo. Il secondo è il locale freddo e non riscaldato: sotto 1 °C il manuale non ammette l'installazione, e con aria sotto i -10 °C l'acqua la scalda la resistenza, come in un elettrico. Già con un clima più freddo il consumo dichiarato sale da 452 a 565 kWh.
Il terzo caso è lo spazio: un bagno cieco sotto i 20 m³, senza la possibilità di portare i tubi all'esterno e senza uno scarico per la condensa, rende l'installazione complicata o impossibile. Lo stesso ragionamento sull'aria e sulla temperatura del locale vale per l'asciugatrice a pompa di calore, che recupera il calore in modo simile.
Se in casa si consuma acqua calda tutti i giorni, c'è un locale di almeno 20 m³ non troppo freddo, oppure si possono canalizzare aria e scarico, la pompa di calore è la scelta che riduce la bolletta: nei modelli Ariston citati consuma circa un terzo dell'elettrico a parità di profilo. In questo caso conviene scegliere un apparecchio in classe A o superiore, che è anche il requisito per la detrazione sui lavori iniziati dal 4 febbraio 2026, e chiedere all'installatore come intende gestire aria e condensa.
Se invece l'uso è saltuario, lo spazio è poco o il locale è gelido, un buon elettrico, con il profilo adatto al numero di persone, resta la soluzione più semplice: per orientarsi c'è il nostro confronto degli scaldabagni elettrici. Chi sta ripensando i consumi di tutta la casa può leggere anche le guide su come riscaldare con il condizionatore e sulle valvole termostatiche.
Con lo stesso profilo di carico M, EPREL riporta per l'Ariston Pro1 Eco 100 V/5 elettrico 1.284 kWh all'anno e per l'Ariston Nuos Plus S2 Wi-Fi 110 a pompa di calore 452 kWh in clima medio, cioè circa il 35 per cento.
Con la tariffa ARERA per i clienti vulnerabili del IV trimestre 2026, 43,43 centesimi per kWh, la differenza fra i due modelli Ariston citati è di circa 361 euro l'anno (nostro calcolo), se si preleva acqua come nel profilo M. Con meno prelievi il risparmio cala.
Il manuale Ariston del Nuos Plus S2 Wi-Fi chiede un locale di almeno 20 m³ con ricambio d'aria se l'apparecchio non è canalizzato, una temperatura fra 1 e 42 °C e uno scarico per la condensa. In un bagno piccolo servono i tubi di aspirazione ed espulsione.
Sì, entro i limiti del manuale: la pompa di calore lavora con aria fra -10 e 42 °C, sotto quella soglia scalda la resistenza integrata. In clima più freddo EPREL riporta per il Nuos Plus S2 Wi-Fi 110 un consumo di 565 kWh all'anno invece di 452.
Sì. Il Conto Termico 3.0 del GSE prevede l'intervento III.E, sostituzione di scaldacqua elettrici e a gas con scaldacqua a pompa di calore. In alternativa c'è l'ecobonus: 50 per cento sull'abitazione principale e 36 per cento negli altri casi per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2026, con COP maggiore di 2,6 e classe A o superiore.
I Regolamenti 812/2013 e 814/2013 sono in vigore. Sono in revisione: la Commissione europea ha messo in consultazione una proposta che porterebbe la scala alla A-G con codice QR verso EPREL. La proposta non è ancora adottata né pubblicata nella Gazzetta ufficiale.
In sintesi: a parità di profilo di carico M, lo scaldabagno a pompa di calore Ariston Nuos Plus S2 Wi-Fi 110 dichiara 452 kWh all'anno contro i 1.284 dell'elettrico Pro1 Eco 100 V/5. Con la tariffa ARERA per i clienti vulnerabili del IV trimestre 2026 (43,43 centesimi per kWh) sono circa 361 euro in meno l'anno (nostro calcolo). Conviene a chi usa acqua calda ogni giorno e ha un locale di almeno 20 m³ non gelido o può canalizzare l'aria; con uso saltuario, poco spazio o un locale freddo il vantaggio si riduce.

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