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Il consumo reale di una stufetta elettrica: formula, esempi con il prezzo ARERA, termostato, confronto con la pompa di calore e consigli pratici.

La domanda arriva puntuale con il primo freddo: quanto pesa in bolletta una stufetta elettrica accesa qualche ora al giorno? La risposta sta in un conto semplice, che in questa guida facciamo insieme con numeri reali: potenza, ore di utilizzo e prezzo dell'energia. Poi vediamo perché il termostato conta più della tecnologia, quale tipo di apparecchio si adatta a quale stanza e quando conviene spostare il riscaldamento su una pompa di calore.
Il consumo di una stufetta si misura in kilowattora (kWh). Una stufetta da 2000 W, cioè 2 kW, che resta accesa a piena potenza per un'ora consuma 2 kWh. Per sapere quanto costa basta moltiplicare i kWh per il prezzo dell'energia indicato in bolletta.
Come riferimento usiamo il dato ufficiale più recente: secondo l'ARERA, dal 1° ottobre 2026 il prezzo per il cliente domestico tipo vulnerabile in maggior tutela è di 43,43 centesimi di euro per kWh, tasse incluse (comunicato del 29 settembre 2026). Chi ha un contratto sul mercato libero paga una cifra diversa: per rifare i conti basta sostituire il proprio prezzo per kWh, che trova in bolletta.

| Potenza | 1 ora | 4 ore al giorno | 30 giorni (4 ore al giorno) |
|---|---|---|---|
| 1000 W | 1 kWh = 0,43 € | 4 kWh = 1,74 € | 120 kWh = 52,12 € |
| 1500 W | 1,5 kWh = 0,65 € | 6 kWh = 2,61 € | 180 kWh = 78,17 € |
| 2000 W | 2 kWh = 0,87 € | 8 kWh = 3,47 € | 240 kWh = 104,23 € |
Questi sono i valori massimi, con la resistenza sempre accesa. Nella realtà quasi nessuno usa una stufetta così, ed è qui che entra in gioco il termostato.
Quando la stanza raggiunge la temperatura impostata, il termostato spegne la resistenza e la riaccende solo quando l'aria si raffredda. La percentuale di tempo in cui la resistenza lavora davvero si chiama ciclo di lavoro. Se una stufetta da 2000 W lavora metà del tempo, quattro ore di accensione consumano 4 kWh invece di 8: circa 1,74 € invece di 3,47 €.
Il ciclo di lavoro dipende dalla stanza, non dalla stufetta: isolamento, infissi, dimensioni e temperatura esterna. In un bagno piccolo e chiuso la resistenza si ferma presto; in un soggiorno con spifferi lavora quasi sempre. Per questo un termostato preciso, meglio se ambiente e regolabile per gradi, fa risparmiare più di qualunque promessa sull'etichetta.
Ogni stufetta elettrica a resistenza trasforma in calore praticamente tutta l'energia che preleva: 1 kWh di elettricità diventa 1 kWh di calore. Ceramica, carbonio, olio o alogena cambiano il modo in cui il calore arriva a noi, non la quantità di calore per kWh. Una stufetta da 2000 W scalda di più e consuma di più di una da 1000 W; nessuna tecnologia a resistenza produce più calore di quanto consuma.
Quando si legge "basso consumo" conviene quindi tradurlo così: potenza più bassa, oppure termostato ed eco-mode che riducono le ore di lavoro. Ne parliamo in dettaglio nella pagina sulla stufetta elettrica a basso consumo.
A parità di potenza il consumo è lo stesso; cambia come e dove arriva il calore, e quindi per quante ore serve tenerla accesa.
| Stanza | Tipo consigliato | Perché |
|---|---|---|
| Bagno | Termoventilatore PTC, da parete | Accensioni brevi, calore immediato |
| Camera da letto | Radiatore a olio | Calore uniforme e silenzioso per ore |
| Studio, postazione fissa | Carbonio, alogena, infrarossi | Scalda la persona, non tutta la stanza |
| Soggiorno medio | Termoconvettore o radiatore a olio | Calore diffuso nell'ambiente |
Per una panoramica completa sui criteri di scelta c'è la nostra guida alla scelta del termoventilatore.
Molte abitazioni hanno una potenza impegnata di 3 kW. Una stufetta da 2000 W ne occupa da sola due terzi: se nello stesso momento partono il forno, la lavatrice o il bollitore, il contatore può staccare. Prima di accendere una stufetta potente conviene controllare la potenza indicata in bolletta e non sovrapporla ad altri elettrodomestici energivori. Molte stufette hanno un selettore di potenza (per esempio 1000/2000 W): usare il livello più basso aiuta anche a stare dentro il limite.
Una stufetta assorbe molta corrente per molte ore. Va collegata direttamente a una presa a muro adeguata, senza prolunghe, ciabatte o multiprese, che possono surriscaldarsi. Altre regole di buon senso: lasciarla lontana da tende, coperte e mobili, non coprirla, non usarla per asciugare panni, preferire modelli con protezione antisurriscaldamento e spegnimento in caso di ribaltamento, e non lasciarla accesa senza sorveglianza.
Un climatizzatore in pompa di calore non trasforma l'elettricità in calore: la usa per spostare calore dall'esterno all'interno. Per questo può dare più kWh di calore di quelli che preleva. L'indice che lo misura in riscaldamento è lo SCOP, riportato sull'etichetta energetica. Secondo il Regolamento delegato (UE) 626/2011, un climatizzatore è in classe A in riscaldamento con SCOP da 3,40, e in classe A+ con SCOP da 4,00 (stagione di riscaldamento media).

In pratica: per 2 kWh di calore la stufetta preleva 2 kWh (0,87 €), mentre una pompa di calore con SCOP 4 ne preleva circa 0,5 (0,22 €). Lo SCOP è un valore medio stagionale: con temperature esterne molto basse il rendimento cala. Chi ha già un climatizzatore con pompa di calore ha quasi sempre convenienza a usarlo come riscaldamento principale e a tenere la stufetta per i rinforzi brevi.
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