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Il compressore d’aria è uno strumento molto utile sia in vari contesti professionali sia per quanto concerne il fai da te. Si tratta di prodotti estremamente duttili, capaci di dare un valido contributo in tantissime occasioni.
In fase di verniciatura e pulizia, così come di supporto agli attrezzi che funzionano ad aria compressa (avvitatori, martelli, scalpelli). Se abbinati a una levigatrice o a strumenti simili, il compressore può spingere via polvere, trucioli o altri scarti della lavorazione permettendo all’utente di operare in un contesto di pulizia totale.
Infine, con un apposito ugello, questo strumento è utile per gonfiare o sgonfiare gomme di vetture, ma anche palloni, gommoni e qualunque tipo di oggetto gonfiabile.
La suddetta flessibilità, va detto, rende i compressori ad aria prodotti complessi, la cui scelta da parte di un neofita è tutt’altro che semplice. In questa guida dunque, andremo ad analizzare tale categoria di macchinari, cercando di fornire nozioni in grado di facilitare la scelta di un prodotto specifico da parte del consumatore.
Nonostante quanto detto, a prima vista un compressore ad aria può sembrare un dispositivo abbastanza basilare. Solo a uno sguardo approfondito queste macchine offrono una serie di caratteristiche tecniche e specifiche alquanto ampia.
Per esempio, per fare una suddivisione a priori, va detto che esistono compressori sia cablati che funzionanti tramite batteria (o a benzina).
Nel primo caso, viene azzerato il fattore autonomia, permettendo all’operatore di fruire del dispositivo per un tempo molto più lungo. Un eventuale cavo, costantemente presente nell’area di lavoro, non è però particolarmente apprezzabile. Ovviamente poi, deve anche essere presente una presa elettrica nelle immediate vicinanze affinché il dispositivo possa funzionare.
Di contro, i compressori ad aria non cablati, offrono totale libertà di movimento, pur essendo limitati per quanto riguarda il tempo di operatività. Questi, tra l’altro, spesso vengono alimentati a benzina e dunque risultano potenzialmente molto più inquinanti e non consigliati in luoghi chiusi.
In tal senso, non esiste una soluzione in assoluto migliore dell’altra: tutto dipende dall’utente e da quale tipo di lavoro deve affrontare. Una caratteristica invece di chiara valutazione è la rumorosità.
Se in un contesto professionale, in officina o location simili, questo fattore è trascurabile, non è così per gli amanti del fai da te.
Questi, spesso si trovano ad operare in garage o comunque in situazioni dove vicini o familiari possono essere infastiditi da un rumore eccessivo. Nonostante sia impossibile trovare un compressore silenzioso, esistono modelli che tendono a limitare l’impatto sonoro nell’area circostante.
Dopo questa premessa, possiamo focalizzarci sui tre principali fattori che dovrebbero influire la scelta o meno di un determinato prodotto.
Quando parliamo di potenza di un compressore, andiamo a definire l’efficacia dello stesso strumento. Questa è determinata dal motore e dal relativo numero di cavalli che, a livello puramente indicativo, può variare dai 0,2 fino al superamento dei 5.
Il motore di queste macchine però, deve supportare una portata d’aria adeguata al fine di fornire un lavoro apprezzabile. Questo valore, espresso in litri al minuto, può assumere un’importanza più o meno elevata a seconda dell’utilizzo che si intende fare del compressore d’aria.
Per lavori come la verniciatura o per agire su gonfiabili di vario tipo, 150-200 litri al minuto sono più che sufficienti. Per lavori come la sabbiatura è necessario andare oltre i 200.
La capacità del serbatoio è un altro valore che può avere un peso notevole nella scelta di un prodotto. Questa determina per quanto a lungo è possibile utilizzare il compressore prima che questo necessiti di “riprendere fiato”.
Generalmente, è possibile individuare modelli che spaziano da pochi litri fino a quelli professionali che raggiungono i 250. Tutto dipende dal tipo di lavoro che si pretende di effettuare con la macchina in questione.
Per un lavoro legato al fai da te, occasionale o comunque di scarsa entità, è possibile optare per modelli con serbatoio anche inferiore ai 25-50 litri. D’altro canto gonfiare un pallone o un materassino, è un lavoro davvero poco impegnativo.
Se l’utilizzo è considerabile come semi-professionale o comunque costante nel tempo, il valore dovrebbe tendere ad essere maggiore. In alcuni casi, è consigliabile aggirarsi intorno ai 60-100 litri.

Infine, un altro parametro di scelta, è il livello di ingombro e l’ergonomia del modello. Anche sotto questo punto di vista, il mercato offre ampia scelta al consumatore.
Esistono dei compressori d’aria portatili, con un peso di 10-25 chili che, a discapito di un serbatoio d’aria inesistente o quasi, permettono una trasportabilità notevole.
Ovviamente si tratta di prodotti adatti esclusivamente a lavori minimi, come per gonfiare palloni, gommoni e per verniciare piccole cose, come cartelli o mobili. L’utilizzo dell'aerografo poi, rende questo strumento particolarmente apprezzato persino dagli artisti.
Optando per modelli più potenti e più adatti a lavori impegnativi, salgono i chili e si riduce la mobilità. Un compressore nella norma infatti, può avere un peso tra i 30 e i 100 chili. Si tratta di strumenti adatti al fai da te e anche a lavori semi-professionali.
In tal senso, questi compressori sono ottimi in caso di verniciature e di utilizzo in combinata con levigatrici o strumenti simili. Nonostante le dimensioni non trascurabili, questi sono dotati di ruote e, a grandi linee, risultano strumenti relativamente semplici da spostare nel contesto lavorativo.
Infine, esistono compressori d’aria professionali, strumenti in grado di raggiungere anche i 150 chili e dotati di struttura fissa. Ovviamente si parla di strumenti professionali, relegati ad officine e contesti simili.
Come è facile intuire, vista l’enorme differenza tra prodotti in termini di potenza, capacità ed ergonomia, la forbice di prezzi è molto ampia.
Si spazia da poche decine di euro, per modelli portatili e con potenzialità piuttosto limitate, fino a strumenti professionali, in grado di costare diverse migliaia di euro.
A meno di particolari necessità di livello professionale, generalmente è possibile individuare modelli sufficientemente funzionali a un costo di poco superiore al centinaio di euro.
Chiaramente poi entra in gioco anche il fattore brand, la relativa assistenza e la presenza o meno di accessori.
Oltre al motore e al serbatoio dove il macchinario accumula l’aria compressa, questo tipo di dispositivo ha un sistema interno alquanto complesso che permette allo stesso di funzionare.
Il cilindro di compressione per esempio, è una componente fondamentale per la gestione dell’aria. Attraverso questo infatti, viene gestito il flusso d’aria in maniera più o meno efficace.
Questa componente viene coadiuvata da un apposito sistema di raffreddamento, indispensabile per consentire alla macchina di lavorare per un periodo prolungato senza surriscaldarsi. Un cilindro può essere lubrificato automaticamente con olio o meno, come approfondiremo nel capitolo successivo.
Entrambe le componenti possono essere realizzate in alluminio o in ghisa. La prima opzione offre prestazioni decisamente inferiori, ma rende più leggero il compressore. Con la ghisa, invece, il calore e il lavoro del dispositivo vengono gestiti in maniera ottimale.
Va poi considerato anche un altro componente piuttosto importante come il pressostato, che regola la pressione dell’aria emessa dal compressore, ottimizzando la stessa. Il flusso viene a sua volta rivelato all’utente grazie al manometro che, a seconda del caso, può essere un classico quadrante oppure digitale.
Infine, la pressoché totalità di compressori ad aria offre anche alcune soluzioni per quanto riguarda la sicurezza, sia dello strumento stesso che delle persone nelle immediate vicinanze.
Il filtro dell’aria, per esempio, impedisce che elementi esterni entrino nella macchina e vadano a danneggiare la stessa. I para cinghie, rendono impossibile infilare inavvertitamente le dita nella trasmissione dal motore al pistone. La valvola di sicurezza invece, permette di gestire la pressione evitando lo scoppio del serbatoio.
Tramite questa valvola poi, durante le periodiche manutenzioni,si deve scaricare l’acqua che si forma nel tempo a causa della pressione esercitata sull’aria. Quando si avverte una specie di sciabordio muovendo il serbatoio, vuol dire che è tempo di scaricarla. Basterà svitare la valvola quando lo stesso è quasi vuoto e l’acqua fluirà fuori da sola, spinta dalla differenza di pressione, all’esterno.
Come appena accennato, il cilindro presente in un compressore necessita di lubrificazione costante. Questa operazione può avvenire attraverso un olio apposito o, per alcuni cilindri particolari, grazie ad alcuni particolari materiali che consentono uno scivolamento più agevole.
La prima grande differenza tra queste due soluzioni è palese. Mentre un cilindro ad olio necessita di ulteriori manutenzioni, l’alternativa può giovare di una lubrificazione permanente. In tal caso infatti, lo stesso cilindro è ricoperto di teflon o materiali simili che sono destinati ad accompagnare la macchina per tutto il suo ciclo vitale.
Proprio in questo contesto, troviamo uno dei vantaggi degli strumenti ad olio. Essi infatti, se accompagnati da un’adeguata cura, hanno una durata maggiore. Se poi è vero che tale tecnologia tende ad appesantire il compressore, risulta ad oggi anche quella più economica.
Infine, se prendiamo in considerazione la rumorosità, i cilindri ricoperti di teflon sono decisamente più fastidiosi. I compressori ad olio, a patto di essere lubrificati a dovere, hanno un impatto sonoro meno elevato.
Nonostante la scelta di un compressore d’aria sia tutt’altro che semplice, speriamo di aver dissipato quanti più dubbi possibili. In caso di considerazioni o particolari modelli da consigliare agli altri utenti, non esitate a lasciare un commento sotto questa guida.
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